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postato da Rachmaninoff alle ore 18:33
mercoledì, 15 novembre 2006

Riporto il testo di questa bellissima canzone degli X Japan, che esprime abbastanza bene come mi sento in questo periodo...


I'm walking in the rain,
though everything seems to be hurting me for some reason.
There is only nothing.
Just kill me now ... as I roam forever.
Until I can forget your love.

To me sleep is a confusing, narcotic
that only quiets the beating heart.
All my love seems to flow from my body like a heart felt memory.
I keep my love for you to myself.

*Endless rain, fall on my heart In this wounded soul.
Let me forget, all of the hate, all of the sadness,

Days of joy, days of sadness slowly pass me by.
As I try to hold you, you are vanishing before me.
You're just an illusion.
When I am awake, my tears have dried in the sands of sleep.
I'm a rose blooming in the desert.

It's a dream, I'm in love with you.
Hold me warmly in your arms.
I awake from my dream
I can't find my way without you

The dream is over.
I can no longer hear the voice of your gentle words.
Floating off tear stained walls.
So awakening in the morning, I'll move into my dreams ...
until I can forget your love.

Endless rain, fall on my heart, in this wounded soul.
Let me forget, all of the hate, all of the sadness.
Endless rain, let me stay a memory in your heart.
Let me take in your tears, take in your memories.

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postato da Rachmaninoff alle ore 20:48
domenica, 12 novembre 2006

L'assolata strada, in questo torrido giorno d'agosto sembra davvero infinita. Mi sporgo sul ciglio della strada. Destra. Sinistra. Infnito. Infinito. Solo io, l'azzurro del cielo e il verde dei campi piatti e monotoni, non riesco a scorgerne la fine. Ah, e la mia chitarra ovviamente. Adesso riposa per terra, adagiata nella sua custodia. Almeno lei può dormire fra soffici guanciali... la guardo teneramente, sorrido, è stata con me innumerevoli notti, più fedele di qualsiasi amante abbia mai avuto. La prova? che ora sia qui con me mentre attendo questo autobus che sembra non arrivare mai. Pazienza, non ho fretta. So già che proverò fastidio agli sguardi degli altri passeggeri, noteranno che non ho alcun bagaglio, storceranno il naso innanzi ai miei jeans inzuppati di fango e all'ispida barba, per la quale ormai credo il rasoio sia solo un remoto ricordo. Ma loro non hanno negli occhi il colore delle stelle nelle notti andine, sulla pelle il sapore dei campi argentini e il delicato soffio del vento, che come una vogliosa mano ti accarezza tutto il corpo, ogni centimetro di pelle, facendoti sussultare nei lunghi pomeriggi primaverili. Quante vite abbiamo a disposizione? Avrei dovuto accumulare soldi per sessant'anni come se vi fosse qualcosa dopo per cui valesse la pena spenderli? Sbuffo. Detesto aspettare. Detesto l'immobilità. Ogni secondo passato nel nulla, è un secondo che passa e non torna più indietro. E' un secondo di vita persa, un secondo di avventura in meno, una rinuncia insopportabile. Gli uomini mangiano il pane. Io mangio la vita, a grandi bocconi, vorace e insaziabile. Due passi in avanti. Due passi indietro. In lontananza vedo una casa. Sembra un cagnolino che riposa nella sua cesta, messa com'è, in quel piccolo avvallamento, che sembra impugnarla come una mano pronta a difenderla. Dal camino il fumo esce, sbuffando, sembra una piccola fabbrica di cielo che produce tante nuvolette volanti verso l'alto, pronte a immergersi nel blu profondo , pronte a inserirsi in un misterioso ed enigmatico puzzle. Le finestre, porte su un mondo a me sconosciuto, fatto di amore, tenerezza, di una nonna che tiene sulle ginocchia il nipotino e le racconta la favola della principessa e del drago cattivo che la vuole divorare. Un velo di nostalgia si adagia sulle mie membra stanche... ma quando arriva questo maledetto autobus? La bussola che credevo seguire... troppo spesso la sento creparsi e peredere la rotta... Vedo un ombra muoversi dietro le tendine colorate a pannocchie, la madre che porta il pranzo al marito stanco che torna dal lavoro sui campi. Ma ecco che arriva il vento familiare, il vento che soffia dal nord e che mi porta il canto di voci nuove, che mi chiamano incessanti, volti nuovi che aspettano di essere visti e conosciuti, mani tese che attendono di essere strette. Non posso aspettare oltre. Impugno la chitarra, e mettendo un piede davanti all'altro, sono di nuovo su un lungo nastro che mi trascina verso un indefinito puntino nero lontano, l'Ignoto, perchè il mio cammino termina dove termina l'Infinito.

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postato da Rachmaninoff alle ore 15:57
venerdì, 10 novembre 2006

Uno due e tre. Goccie. Battito. Pulsare del cielo. Lo sguardo proiettato nel lacrimare del cielo attraverso una finestra aperta sul mondo, due occhi aperti, liberi e imprigionati al tempo stesso. Fu allora credo, che pensai per la prima volta che anche gli Dei provassero sentimenti. Come spiegare altrimenti il succedersi imprevedibile di sole e oscurità? Ma il Dio che abita questa piatta brughiera deve essere proprio un nostalgico allora. Tanto di guadagnato, non vedo chi meglio di lui possa capirmi allora. Urlo silenziosamente. Non muovo nemmeno le labbra. Eppure, percepisco l'impulso che da un punto remoto della mia mente, della mia testa, parte e si dirama ai neuroni del mio cervello, attraversa i miei nervi, pervade tutto il corpo. l'Urlo. E mentre urlo accarezzo il vetro liscio che mi separa da tutto il resto. Forse, la brughiera mi sta osservando come io osservo lei. Quattro cinque sei. E' tutto così maledettamente lento, che mi sembra di poterle contare quelle goccie, quei coltelli che mi trapassano con il loro incessante e monotono ritmo, una sinfonia composta di una sola nota. Nulla. Il Nulla è la prostituta vogliosa e invitante, le braccia che cerchi quando vuoi tutto, e tutto ti sembra impossibile, l'abbandono e il riposo dei sensi e della mente stanca e logorata... ed ancora una volta sento la sua voce, melodiosa come quella di una Sirena che mi invita ad abbandonarmi a lei. Il Nulla non è così vuoto, del resto ha anch'egli un essenza. Nel Nulla vi è altro Nulla, un perfetto circolo infinito, un abisso senza fondo che si stringe lentamente in innumerevoli spire, senza nemmeno che tu ne accorga. Ed eccolo insidioso, come un serprente invisibile si avvolge ancora intorno a me, in un abbraccio caldo e seducente. Perchè dovrei ritirarmi? Osservo la settima goccia, l'arco lungo e armonioso che traccia mentre cola lentamente sul vetro davanti a me, ne ammiro ogni dettaglio, la forma indefinita che si plasma, si trasforma millimetro dopo millimetro, e non resta mai la stessa neanche per una frazione di secondo. Provo a seguirla con il dito, per scoprire che anche il suo percorso è imprevedibile continua a spostarsi, talora cerca le sue campagna, e un istante dopo le evita, le richiama a sé e ne ingloba una parte. Cresce. Ora sembra un piccolo occhio, forse è solo frutto della mia immaginazione quel riflesso nero che appare come una pallida pupilla. Forse tutto il mondo mi guarda. Mi piacerebbe sapere cosa vede, degli occhi stanchi e opachi? o c'è ancora un piccolo bagliore? Mi sono distratto, e lei è svanita, persa tra mille altre simili... in un certo senso, beh, l'ho uccisa, l'avevo elevata dal suo status di anonima particella di idrogeno e di ossigeno a qualcosa di più, e ora è ritornata ad essere una composizione di sali... [Continua]

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postato da Rachmaninoff alle ore 13:37
lunedì, 06 novembre 2006

Bien... Non ho ancora ben chiaro perchè io, ancora per l'ennesima volta, ho deciso di creare un blog... nel caso qualcuno volesse leggero, già premetto che NON m'impegno fin d'ora a essere costante!! Anche perchè per chi non mi conosce... partiamo prima di tutto con le doverose presentazioni!! Paolo, 20 anni, primo anno di scienze dell'educazione all'università degli studi di Verona (dopo essermi improvvisato senza successo per un annetto aspirante fisico)... caspita oggi devo proprio studiare per un esame (che ho mercoledì), storia della filosofia, quindi penso mi perdonerete per questa mia estrema brevità!!! ciao a tutti e buona giornata!!!

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